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    Google revoca le licenze Android a Huawei

    Si tratta di una notizia di pochissime ore fa ed è la conseguenza del divieto, imposto da Trump a Huawei, di vendere i propri prodotti sul territorio statunitense. Secondo l’amministrazione Trump, infatti, gli smartphone e le apparecchiature di telecomunicazione del colosso cinese sono potenzialmente utilizzati per lo spionaggio e, con l'intensificarsi delle tensioni diplomatiche tra i due Paesi, il presidente Trump ha dichiarato un'emergenza nazionale e ha emesso un ordine esecutivo per limitare le società degli Stati Uniti a fornire prodotti a Huawei. Così, anche Google sta attualmente "rivedendo le implicazioni" dell'ordine esecutivo dalla Casa Bianca, ma per ora, ha rimosso Huawei dal programma partner Android, suggerendo che quest'ultimo non avrà più "accesso ad app e servizi di proprietà di Google” con la conseguenza che Huawei, da ora in avanti, non sarà in grado di supportare il Google Play Service sui propri smartphone. Per i dispositivi Huawei già in commercio, Google ha confermato che gli utenti continueranno ad aggiornare le app tramite Google Play Store. Tuttavia, la blacklist proibisce a Huawei (e Honor) di rilasciare aggiornamenti e, se lo fa, sarà costretto a rimuovere Google Play Services e le app di Google anche dai dispositivi esistenti. L'unica opzione plausibile per Huawei è quindi quella di iniziare finalmente a lanciare il proprio sistema operativo, su cui ha riferito di aver già cominciato a lavorare. Per ora, questa situazione sembra avere delle ripercussioni enormi ma si vedrà tutto nel dettaglio solo nelle prossime ore.
     
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    La polizia sta utilizzando la cronologia di Google Maps per le indagini

    BigG ci osserva e segue continuamente, non è una novità. Nelle ultime ore, però, sta facendo scalpore il fatto che la polizia americana stia utilizzando la cronologia di Google Maps per rintracciare le persone. Se, infatti, hai un account Google collegato a Maps, avrai sicuramente una cronologia che spesso è utile per ricordarci i luoghi e facilitare i percorsi per raggiungerli. Questa funzionalità, secondo il New York Times, è risultata molto utile anche alle forze dell’ordine, che possono ora avvalersi della facoltà di “chiedere a Google” chi è nei paraggi quando si verifica un crimine. Negli USA, tali richieste sono aumentate bruscamente negli ultimi 6 mesi (ben 180 a settimana). Il rovescio della medaglia è che molti utenti si sentono ancora più controllati e, ad aumentare le polemiche, vi è anche chi mette in guardia sulla inaffidabilità delle informazioni: mentre i dati sulla posizione potrebbero aiutare a risolvere casi difficili, potrebbero anche far incolpare le persone sbagliate.